Europa: sempre più grande, sempre più sola?
Deniz Akkan*
Le ultime elezioni per il Parlamento Europeo hanno dato ragione a un vecchio proverbio turco: “Dove ci sono troppe teste, c’è troppo mal di testa”. Il “progetto europeo” o “l’UE”, così come oggi lo chiamiamo, è nato come un ideale ambizioso, più vicino a un sogno che alle realtà di quei giorni di 50 anni fa. Gli ideali sembrerebbero aver segnato la loro vittoria ma, il futuro è ancora pieno di dubbi. Dando uno sguardo alla situazione dall’estremo est del Mediterraneo, oltre l’Egeo, nuvoloni grigi si addensano sopra l’Europa.
L’affluenza minima registrata per le elezioni potrebbe essere colpa del tanto atteso bel tempo, che ha tentato gli Europei, nostalgici della primavera, ad andare fuori a divertirsi anziché pensare al loro futuro. Ma quanto potremmo essere in disaccordo se qualcuno ci dicesse che quanto più grande diventa l’Europa tanto più essa si aliena dai suoi cittadini?
Gli europei sono sembrati molto sensibili alle relazioni internazionali e agli eventi di oltre confine (tipo la guerra in Iraq), ma nonostante le posizioni prese dai loro capi, hanno dimostrato di dare poco sostegno ai loro governi, trasmettendo un messaggio più che mai chiaro: gli eventi locali contano di più di quelli internazionali. Nemmeno il bullismo di Bush ha aiutato a nascondere il record di crescita economica più lenta e l’aumento dei tassi di disoccupazione degli Stati Membri. I cittadini europei, come il resto del mondo, tengono di più al loro benessere che a quello che succede nel mondo e temono per il loro futuro quando vedono sempre più gente perdere il lavoro e il governo incapace di fare la cosa giusta.
L’Euro, un altro progetto ambizioso, si è piazzato nella lunga lista di delusioni dei cittadini europei. Le discussioni sulle clausole di uscita possono voler dire una cosa sola: c’è più di una persona che vede l’Unione Europea come un bicchiere mezzo vuoto. La Costituzione Europea aiuterà a rendere l’Europa una barca più maneggevole, anche col cattivo tempo? Non c’è una semplice risposta a questa domanda.
In qualità di outsider che ha atteso per lungo tempo davanti alla porta, aspettando di essere lasciata entrare, le ultime elezioni europee hanno avuto una grande importanza per la Turchia. L’EPP-ED, il partito più forte del nuovo parlamento**, è guidato da personalità quali Hans Gert Pottering, i cui pregiudizi ci ricordano più il Medioevo che il 21esimo secolo. L’Unione Europea promuove se stessa come il modello per eccellenza del compromesso, della multiculturalità, della tolleranza e della pace, del ruolo del diritto e della ragione. Eppure ci troviamo davanti un’immagine che sta a indicarci una folla poco tollerante, più irritata e – aspetto ancor più importante - più incline a sottolineare le differenze religiose ed etniche.
Il Parlamento Europeo non può nel breve termine influenzare le relazioni tra l’Unione Europea e la Turchia. Esso non gioca in pratica alcun ruolo nelle prime fasi della negoziazione per l’accesso di un nuovo Stato Membro. È solo quando tutte le fasi della negoziazione sono state concluse che il Parlamento vota all’Assemblea Generale per ratificare o meno la fase finale del processo di accesso. Visto che nessuna persona sana di mente si aspetta che le negoziazioni di accesso della Turchia nell’Unione durino meno di 5 anni, saranno i successori dei parlamentari appena eletti che potranno dire l’ultima in merito all’accesso della Turchia in Europa. Di conseguenza, aver costruito diverse campagne elettorali su argomentazioni contro la Turchia – così come è capitato in queste ultime elezioni – è stata una mossa non soltanto fuorviante per gli elettori ma anche totalmente irrealistica dal punto di vista tecnico. Nonostante l’attuale distribuzione dei seggi in Parlamento, nel caso in cui la situazione si facesse difficile, è molto probabile che i Liberali assumano il ruolo chiave schierandosi con uno dei due partiti più grandi (i Cristiani Democratici e i Socialisti) e questo dà comunque sicurezza alla Turchia.
Solo 4 su 30 dei candidati di origine turca sono andati al Parlamento. Uno proveniente dall’Olanda e tre dalla Germania, che comunque è sempre meglio di niente. Tuttavia non possono essere considerati come i soldati dentro il cavallo di Troia. Sono olandesi e tedeschi prima di essere turchi e rimarranno così.
Non è una novità avere paura del buio. Ci sono milioni di persone nell’Unione che sono lasciati all’oscuro di molte cose e non c’è da sorprendersi che siano preoccupati e spaventati per il loro futuro. Hanno bisogno di essere rassicurati e illuminati sull’impatto che avranno nella loro vita le politiche dei loro governi, l’allargamento, l’euro e il potenziale dei nuovi membri. Il meglio che può fare la Turchia in questo momento è informare sui vantaggi politici e economici, immediati e a lungo termine, che apporterebbe all’Europa se fosse accettata come membro. La maggior parte potrebbe essere lasciata all’oscuro, ma ci sono anche quelli a cui piace la luce e a cui piace fare nuove amicizie, rinforzando la propria fiducia nel futuro. L’interminabile questione se nella Costituzione debba esserci o meno il riferimento alle radici cristiane ha provato ancora una volta che la Turchia crede di avere amici in Europa e che essi credono ancora che i sogni si possano realizzare.
Istanbul, 25 giugno 2004
* Deniz Akkan è PhD in EU Economics presso la Marmara University di Istanbul e ha collaborato con Vision a diversi progetti europei. Ha un Master in Politica Interna dell’Unione Europea, conseguito alla Libera Università di Bruxelles, e una laurea in Relazioni Internazionali all’Università di Galatasaray, Istambul (l’unica università francofona della Turchia). Attualmente lavora come consulente specialista in monitoraggio, analisi e interpretazione delle leggi e delle policy europee per diverse imprese turche e straniere.
NOTE
**Since July 1999, the EPP-ED Group - the Group of the European People's Party (Christian Democrats) and European Democrats in the European Parliament - has been the largest political group in the European Parliament. The Group unites Christian Democrat, Conservative and other mainstream centre and centre-right political forces from across the 25-member European Union. TORNA INDIETRO
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