C'è o non c'è il problema sicurezza?
Edoardo Riccio* Partiamo da un assunto incontrovertibile. Un problema sicurezza c’è, è sempre più forte e non ha nessun senso distinguere tra problema reale e problema percepito. Infatti perché il problema esista è sufficiente che sia percepito, perché da questa percezione discende un malessere diffuso che è reale e concreto.
Sono convinto che per capire il problema sicurezza, la sua dimensione e le sue cause non ci si possa limitare a guardare al numero di omicidi, al numero di furti o al numero di poliziotti in circolazione. E i ‘benchmarking’ in questo senso possono stimolare qualche riflessione ma restano tutto sommato poco predittivi, perché limitativi (le fattispecie monitorabili sono solo una piccola parte del tutto) e fondati su numeri sovente sottostimati (innumerevoli reati non vengono più denunciati).
Ma vogliamo proprio verificare se il problema, oltre che percepito, è anche concreto? Bene allora osserviamo che:
- in alcune città i reati in generale aumentano (es. Milano);
- alcuni reati diventano sempre più efferati e quindi più intensi. Si è parlato molto di Giovanna Reggiani, ma che dire delle aggressioni nelle ville al Nord? Trenta anni fa i furti avvenivano in assenza dei padroni di casa. Oggi bande di novelli arancini meccanici, completamente fatti, entrano nelle case, picchiano o uccidono anche per pochi spiccioli (oggi 23 Novembre su La Stampa si dice che ogni ora 22 case in Italia sono visitate dai ladri e in 6 casi su 10 con gli inquilini in casa);
- alcuni reati oggi si manifestano in modo del tutto nuovo e molto più fastidioso. Ad esempio lo spaccio di droga un tempo era un’attività illegale che veniva svolta in aree appartate, tendenzialmente sconosciute ai non consumatori. Oggi lo spaccio avviene alla luce del sole in zone monopolizzate dai pusher (il parco del Valentino o i Murazzi o “Tossic Park” a Torino, Corso Como a Milano, etc.) che “si propongono” in modo sovente aggressivo.
Ma non ci sono solo i reati intesi in senso tradizionale che generano insicurezza. Ci sono anche altre forme, molto più soft, legate al venir meno di un tessuto di controllo sociale. Quando si legge che le ragazzine di 12 anni si prostituiscono per gioco o che dei bambini di 9 anni violentano le compagne di 11, si ingenera un problema serio di sicurezza per i genitori. E questo è dovuto al fatto che da un lato la famiglia non è più nelle condizioni di svolgere la sua funzione educativa e di controllo (e qui le ragioni sono di ordine sociologico), ma è anche dovuto al fatto che la scuola, dopo anni di predica della ‘tolleranza’, è diventato un luogo dove tutto è lecito fuorché studiare (e questo è un problema di idiozia).
Cosa fare? E’ difficile cambiare, ma non è impossibile. Per farlo occorrono alcune cose:
1) innanzi tutto occorre che tutta l’intellighenzia cattolica, comunista ed ex-comunista di questo Paese si cosparga il capo di cenere e riconosca che la ‘tolleranza’ (ovvero il lassismo cialtrone) non paga e che il problema sicurezza penalizza in primis i ceti deboli, ovvero quelli che non possono pagare per proteggersi;
2) quindi occorre smetterla con la lagna che “bisogna risolvere il problema del malessere sociale”. Il malessere sociale va combattuto in quanto tale, ma tollerare la delinquenza perché perpetrata (ed è da dimostrare) da emarginati equivale a sommare un problema all’altro. Tenuto conto (vedi il punto precedente) che l’insicurezza colpisce più altri emraginati o poveri di quanto non colpisca ricchi e benestanti;
3) bisogna restaurare il rispetto della legalità, ovvero del rispetto delle leggi (visto che il rispetto del prossimo è concetto ignoto). E questo va fatto a tutti i livelli, sia rispolverando la certezza e la deterrenza della pena, sia correggendo comportamenti “deviati” di tanta parte della magistratura, sia reintroducendo un senso di rispetto per l’autorità fin dai primi anni di vita, ovvero dalla scuola.
Roma 22 novembre 2007
*Edoardo Riccio è laureato in Economia e Commercio all'Università di Torino e ha conseguito il Master of Science in Finance alla London Business School nel 1999. Nel corso degli anni ha lavorato in Reale Mutua a Torino ed in Bain&Company Italia, dove ha seguito svariati progetti prevalentemente nel settore delle Financial Institution. Attualmente è dirigente presso la Holding del Gruppo De Agostini dove segue le aree di business Assicurazioni (Gruppo Toro) e Media&Communication (Televisione e Distribuzione Cinematografica). TORNA INDIETRO
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